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IGT Lazio – Coenobium Rusticum – Monastero Suore Cistercensi 2008

Viene da Vitorchiano, Viterbese, dal Monastero delle Suore Cistercensi. Il sig. Bea (Giampiero) da Montefalco ha deciso di dare una grossa mano al piccolo progetto delle monache. Ed il Coenobium Rusticum è il risultato: biologico, aranciato e profumatissimo. Già l’idea acchiappa. I vitigni “bianchi” laziali sono tutti buoni, mediamente sani, ma mancano (quasi) sempre di quel corpo, di quella lunghezza, di quel quid che faccia fare il salto. Il Coenobium è una proposta alternativa, quasi una soluzione: blend! Tanto trebbiano e poi malvasia laziale, verdicchio povero e grechetto. Ognuno fa la sua parte, di tempo ne hanno a sufficenza, almeno 15 giorni sulle bucce.
Il colore è avvincente. Torbido e compatto, questo giallone aranciato è bellissimo da osservare. La luminosità non manca di certo nonostante una trasparenza davvero faticosa. Bello.
Naso lunghissimo, altro che Cyrano. Note fantastiche, di miele e corbezzolo, della scorza d’arancia e poi ancora di agrume, stavolta disidratato, concentrato. Fantastico l’accento pulitissimo di zafferano, nitido, dritto. La frutta, la pesca in particolare, c’è, si tocca, ma rimane ben in disparte. Nessuna confusione rumorosa, solo pulizia. Che per un vino con queste caratteristiche, è davvero una sorpresa.
In bocca il sorso è pieno anche se secchissimo e verticale. Mi sarei aspettato molta più polpa e frutta, invece trovo calore moderato, una interminabile freschezza e un riflesso tannico (questo me lo aspettavo,  ho studiato io!) decisamente pronunciato. Nel complesso è bicchiere che agevola la bevibilità, ma che avrei voluto non dico morbido, ma almeno un minimo più tondo o polputo, per quello che lasciava intendere il naso.


Voto_7.8

DOC Frascati Superiore – Epos – Poggio le Volpi 2008

Sorpresona, ona, ona!
Regalo di un padre che troppo poco spesso si ricorda di essere figlio della Lupa, l’Epos è decisamente un bel vino, ricco di sapidità, di corpo più che interessante, di struttura, di freschezza, di complessità sorprendente.
Affascinante quanto basta il ricordo di questo bicchiere di un giallo molto paglierino, molto luminoso, molto tutto.
Propio un bel colore, che già fa sperare, desiderare ed intendere.
Sul bicchiere disegna archetti piccoli e fitti, ma resistenti accidenti … e capisci che i 13,5 ci sono tutti, e sono li a tenere in piedi quel colore che illumina.
Il Naso si avvicina avido al bicchiere che è un fiore di ghiaccio. Per questa ragione aspetto un attimo, troppo calda questa domenica di luglio, troppo freddo questo epico bicchiere.
Dopo pochi minuti, ecco venir fuori il frutto delle malvasie “povere” laziali. L’esplosione è tropicale, è complesso eccome, ma con dentro tutti i frutti del mondo! C’è un ananasso supermaturo che ti riempie il naso, c’è il mango, c’è una dolcissima pera, c’è la nota dolceamara (e appena tostata) della mandorla, e poi fiori gialli, giallissimi, dolci e intensi. Spettacolare risultato, scopro poi, di una vendemmia leggermente tardiva.
Ok, ora rotola sulla lingua, si pensa …. così dolce, così “giallo”, così maturo …. invece BAM, una schioppettata secca, dritta, su per la lingua, che diventa elettrica. Poi le rotolisità si fanno sentire, ma senza cedere a legnose morbidezze, quasi fanno le ruffiane con palato e lingua, per un finale che persiste il giusto, forse un po troppo giusto.
Mi è piaciuto molto. Bella anche la bottiglia, etichetta minimal.

Voto_7.8