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Articoli nella categoria sardegna

Doc Alghero – Marchese di Villamarina – Sella&Mosca 2005

feb22
2012
17 commenti Scritto da fabio_duff

Ci siamo, è la resa dei conti: 3 bicchieri Gambero Rosso, 5 bottigliette dell’Espresso, 91/100 da Parker, belle cose anche dalla Veronelli.

Con Sella&Mosca ho un rapporto piuttosto tiepido, non amo particolarmente i vini dell’azienda algherese, pur ammirandone il piglio imprenditoriale, la capacità di fare quantità qualitativa un poco sopra la media, l’ospitalità di cantina bella, figosa, accogliente e di charme. Li trovo sempre vini puliti, uguali, rigorosi, piatti. Due eccezioni: il torbato che della sua assoluta semplicità fa tesoro e l’Anghelu Ruju, nuragico ed epico rosso liquoroso.

E allora, davanti a questo bottiglione di Cabernet Sauvignon donato a cui di certo non si guarda in bocca, i pregiudizi cominciano a farsi esagerati, considerati gli unanimi plausi della critica sopra riportati, e rendono l’assaggio un poco teso. Lo ammetto.

Il colore è interessante, un carnoso rosso scuro, appena lucente ai bordi, l’unghia di smalto costoso e curato. Scala elegantissimo il vetro, senza sudare eccessivamente, compattandosi poi in archi lunghi, ampi, distesi. Il naso è potente, si ferma poco prima della soglia balsamica: il peperone è stato grigliato velocemente, qualche secondo per parte, che la buccia comincia appena ad arricciarsi. Poi spezie, sali e tabacchi in quantità esagerate, profumi ed essenze, unguenti di bellezza, parrebbe la perfetta colonna olfattiva per uno spot della Compagnia delle Indie. Un bicchiere senz’altro profumato, forse troppo profumato. Diventa semplice esclamare “epperò!” davanti a tutto questo volume, mai maleducato per la verità. La frutta c’è, si nasconde intimidita dietro questo sipario pesante e spesso, ed è rossa, spalmabile, poco pungente.

In bocca la morbidezza asfalta i tannini che, come ho letto nelle recenze di quelli più bravi di me, “si fanno fini“. Più che fini, direi che si genuflettono, sfiniti e piegati dalla untuosa concentrazione, fino a ricomparire, sofferenti, in deglutizione, come a ricordare la loro operaia ed onorevole esistenza. Il sorso è comunque pulitissimo, se vogliamo piacevole, leggermente appesantito dalla mancanza di un brivido fresco che ne avrebbe raddrizzato l’equilibrio, il frutto torna, finalmente accompagnato da quel piccolo spigolo che serve per dire: cabernet.

Ora, di vino non capisco molto, quel poco che credo di sapere riguarda i vini dell’Isola. Allora, con nessun tono polemico (???)  mi chiedo: perchè? Perché Cabernet in purezza?  Perché bevo un vino sardo che, nonostante ciò che leggo sulle “guide”, non ha nulla della Sardegna, non un frutto, non un cisto, non una roccia? Perché, in una terra dove il legno è sempre stato un incidente di vinificazione, se ne deve abusare? Perché premiare questa scelta?

Perché?

Voto_s.v.

con tag cabernet sauvignon, sellaemosca
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Docg V. di Gallura – Karagnanj – Tondini 2009

feb07
2012
Lascia un commento Scritto da fabio_duff

Granitico, spinoso, salato, profumato, gallurese. Un Vermentino superiore, caldo e profondamente tipico. Fatto bene, fatto davvero bene.

Karagnanj è il nome gallurese di Calangianus, paese tra Tempio e Olbia, non lontano dal Lago di Liscia e dai colli del Limbara, immerso tra i sugheri. Luogo d’elezione per il Vermentino che viene da quella zona d’Isola che nel cor mi sta, la Gaddura. Era da qualche assaggio che non ritrovavo un Vermentino di Gallura così intenso e netto, non facile.

Il giallo è paglia trafitta dal sole, è vivo, luccica e splende. Riflette. Il naso è una baraonda di macchia e sale, di rocciosità citrine, di equilibrismi unici, davvero tipici di un buon bicchiere gallurese. Mi piace in particolare questa nota meno mielosa del solito, un poco dura, salina, resinosa. E poi questo balsamo verde e spinoso, che acchiappa le narici fino in fondo, e ti fa sentire a casa, tra sugheri ed eriche, che l’orizzonte diventa azzurro e non sai mai se sono nuvole o sbuffi d’onda quelli che vedi. Poi il sorso, pieno, debordante e potente, fuori controllo ma giusto, esagerato ma misurato, caldo ma non bollente, sardo ma gallurese.

Un bel Vermentino. Di Gallura.

Voto_8.4

con tag vermentino di gallura
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DOC Vermentino di Sardegna Metodo Classico – Filighe – Cherchi s.a.

ago04
2011
1 commento Scritto da fabio_duff
Sperimentate gente, sperimentate. Il vino ha bisogno di tutto, delle cose buone, di quelle brutte, di idee geniali e di flop devastanti, di chiacchere e distintivi, di silenzi sconfortanti.
Io, che tradizionalista e conservatore proprio non sono, ho accolto con entusiasmo questo Vermentino in purezza spumantizzato che Tore Cherchi ha deciso di inventarsi. Prende il suo Vermentino più giovane, duro e minerale, lo vendemmia un poco prima del solito, ne fa un vino base e invece di metterlo in autoclave che fa? Ci fa un metodo classico. Stranezze isolane, e meno male.
Bolle di spessore preoccupante invadono il bicchiere, ma la spuma si dirada svelta e gioiosa, svelando un’intensa bollatura, fine, catenata, bella. E poi il colore, quel verde ingiallito, che pare una foglia di olivastro al sole.
Il naso è pietra e spilli. La vena del granito, quel brillare al sole, che vai e spiegalo agli altri che i sassi non sono profumati. E poi la limuninca, quella prugna piccola piccola, allungata, gialla, acida e dolce, che profuma d’Isola.
In bocca, tutta la freschezza sospettata, si raccoglie, ordinata, davanti all’intuizione di Cherchi: il Metodo Classico. I lieviti aggiustano, il legno  arrotonda, il sorso è lungo, caratteristico, personale. Mai banale, sarebbe scorretto definirlo elegante, perchè questo Vermentino con le bolle è un bel tipetto. Da rispettare.Voto_7.9
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Doc Cannonau di Sardegna – Issohadore – Carlo Tramaloni 2006

giu11
2011
6 commenti Scritto da fabio_duff
Mamoiada è il paese delle maschere, delle tradizioni ancestrali, dei campanacci e dei campanellini. Sulle montagne di Mamoiada si coltivano le viti di cannonau, da sempre, che la memoria non riesce a tenere conto dell’inizio della storia di quegli alberelli gobbi e grigi, che resistono al freddo umido della Barbagia.
Tramaloni produce poche bottiglie dalle sue vigne di Orturù. Il suo cannonau ha il nome di una maschera, l’Issohadore, colui che si contrappone, leggiadro ed elegante, agli antropomorfi e zoppicanti Mamuthones, che li regola in fila, che li ammaestra nella loro danza triste. L’Issohadore, con la sua fune, coglie le femmine, le imbriglia, come auspicio di fortuna e fertilità. Ed è infallibile.
Il vino di Tramaloni, in realtà, somiglia più ad un Mamuthone, per potenza, forza e zoppicanza.
Il cuore è nero, nero. I bordi si schiariscono, ma sembrà più per pigrizia che per evoluzione. Gli archi sul bicchiere creano trincee di rilievo e spessore preoccupante. Il bicchiere pesa.
Il naso è una botta potente. Lo decanto per più di un’ora. Il naso è una botta potente. Umido e odorosamente intenso, il bicchiere si risolve in una colonna di senzazioni terziarie, spinte e difficilissime da decifrare. Dopo l’inevitabile assefuazione a cotanta sostanza, il frutto fa capolino, rosso e lucido, comunque presente.
In bocca il vino si riprende, sempre con grande potenza. Il calore è accompagnato da un tannino ancora ruspante, ma non verde. La freschezza sorregge l’impianto al centro del sorso, dove la frutta stavolta torna con maggiore protagonismo, donando finalmente un minimo di eleganza e compostezza al bicchiere. Il finale è interminabile, con le note minerali, finora non pervenute, a lasciarti confuso e (in)felice.
Lo definirei un cannonau estremo, spiazzante.
Voto_6.9
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IGT Isola dei Nuraghi – Malombra – Cantine Mesa 2005

mar30
2011
14 commenti Scritto da fabio_duff
Bottiglia di vetro scurissimo, etichetta che è la ricerca molto minimal degli stilemi tradizionali sardi. Il risultato è affascinante. La mano è quella di Gavino Sanna, le Cantine Mesa sono una sua creazione, oltre che una sua quasi esclusiva proprietà. Progetto ambizioso, ricco, quello delle Cantine Mesa. Forse uno dei pochi progetti e investimenti “nuovi” nel mondo del vino sardo, una cantina futuristica, tecnologie, open space, architettura della cantina. E del vino.
Il Malombra, bel nome, è sperimentazione enologica che incuriosisce: due vitigni di carattere, l’uno autoctono come non mai, il Carignano del Sulcis, l’altro internazionale ma non facile, lo Syrah. Entrambi cresciuti a sud dell’Isola, Sant’Anna Arresi, sulle colline appena dietro Porto Pino.
Il colore è profondissimo. Un granato minaccioso si aggrappa sul bicchiere dove e come può. Il bicchiere pesa, quasi ti sfida.
Al naso è potenza, calore e legno. Trasuda energia stramatura, frutta macerata e rossa, le note, anche dopo parecchi minuti nel bicchiere, restano confuse, non pulitissime. Sopra tutto spingono gli odori terziari, e lo fanno con troppa forza e troppo presto, a mio avviso. Il tabacco è franco, poi cuoio appena tagliato, note eteree spruzzano vernice di qua e di là. Unica nota addolcente, la vaniglia. Naso difficile, non me lo aspettavo così.
In bocca l’ingresso è dirompente, direi esagerato. Sale dritto per la lingua, per poi infiammare in un attimo tutta la bocca. Caldissimo, il tannino è da aspettare, ma poi aggiunge la sua aggressività ad una bocca già asciugata dalla carica alcolica. Dietro questa arsura appare finalmente la frutta, un accento cotognato piacevolissimo. La freschezza, se c’era, me la sono persa.
Una bottiglia confusa e confondente, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo diciamo non agevolissimo. Chissà, sarà stata una bottiglia sfortunata …

Voto_6.8

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IGT Isola dei Nuraghi – Luzzana – Giovanni Cherchi 2008

mar12
2011
3 commenti Scritto da fabio_duff
Sempre Coros, sempre Usini. Si tratta di un’invenzione, di un taglio, di un blend. L’inventore è sempre lui: il sig. Giovanni “Billia” Cherchi (insieme a Cella e Tore Cherchi), mio piccolo tesoro vicino casa (quella isolana), 15 minuti di macchina dalla felicità.
Questo vino rappresenta una grande prova enologica, a mio avviso. Vitigni difficili, potenti, messi insieme grazie alla capacità ed alla conoscenza, all’uso degli strumenti. Malolattica svolta per intero, legno piccolo per poco tempo. Cagnulari tanto, cannonau meno. Sardo, molto.
Il colore è sempre perfetto. Rubino ingioiellato, potente e scuro nel cuore, quasi impenetrabile. Elegante nel bicchiere, piccole rampe acute si formano con calma, senza troppa lentezza.
Il naso è bello, pieno, semplice e pulitissimo. La prugna è lì, schiacciata e matura, insieme a dolcezze pepate e pungenti. Poi c’è quella nota di macchia, del caldo che a luglio spacca la terra, del maestrale che alza la polvere sui filari. Quella nota lì, insomma.
La sorpresa, che c’è sempre ogni volta che bevo il Luzzana (ed ormai sono davvero tante, forse troppe …), è il sorso. Credo che il concetto di equilibrio nasca grazie a vini come questo. Il bicchiere è davvero perfetto: i tannini non sono “gentili”, sono giustamente vivi, ma elveticamente allineati dentro ad un sorso caldo e polputo, asciutto ma non polveroso, fresco e morbido. Bevibilissimo, questo ’08 l’ho trovato già in grandissima forma, decisamente pronto per il gargarozzo. Interessante il prezzo in cantina, per un vino che diventa anche un bel jolly negli abbinamenti.
Voto_8.0
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  • Massimo È raro leggere parole così... mag 31, 23:18
  • fabio_duff grazie a tutti, grazie davvero. mag 31, 22:20
  • Massimo D'Alma I post che mi piace... mag 31, 00:33
  • Gianluca In bocca al lupo Fabio.... mag 28, 17:54
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