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	<title>l&#039;Uomo vivo</title>
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	<description>Invenzioni reali di un emigrato regolare che crede nella &#34;possibilità di un&#039;Isola&#34;.</description>
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		<title>Intrecci</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Arte è, soprattutto, salvezza&#8221;. Maria Lai, 2007]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/04/Maria-Lai-.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-725" title="Maria-Lai-" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/04/Maria-Lai--1024x684.jpg" alt="" width="620" height="414" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;Arte è, soprattutto, salvezza&#8221;.</p>
<p>Maria Lai, 2007</p></blockquote>
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		<title>Babele, la condanna perfetta</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 17:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Signore disse: &#8220;Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l&#8217;inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l&#8217;uno la lingua dell&#8217;altro&#8221;. (Gen. 11, 1-9) Dopo una lunga riflessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/03/Bruegel_tower_babel_10241.jpg"><img class="size-full wp-image-716 aligncenter" title="Bruegel_tower_babel_1024" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/03/Bruegel_tower_babel_10241.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Signore disse: &#8220;Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l&#8217;inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l&#8217;uno la lingua dell&#8217;altro&#8221;. </em>(Gen. 11, 1-9)</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una lunga riflessione sono (quasi) certo di non essere in preda al delirio mistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono inscatolato dentro una delle macchine volanti a basso costo e stretto spazio, sto leggendo<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/03/01/beppe-uno-showman-lo-capirete-solo-smettendo.html?ref=search"> le parole</a> dell&#8217;attuale assessore al Turismo della Regione Sicilia. Quest&#8217;uomo, che considero inestimabile, oltre a raccontare le solite, ottime cose, chiude citando la Torre di Babele, simbolo del momento italico. &#8220;Babele è una condanna&#8221; dice, altro che simbolo del multilinguismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimango inchiodato alla strettissima poltrona volante. Il mio vicino sonnecchia e sbalza. Io sbalzo e basta. &#8220;Babele è una condanna&#8221; rimbomba come i motori, fischia resistente come un flap aperto. Nessuna corpulenta e turchesissima hostess che cerca di vendermi improbabili gratta e vinci riesce a scrollarmi dalla testa questa idea: siamo condannati a non capirci.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta al suolo, cerco bytes biblici e trovo conferma: Dio o chi per lui (cit.) ci ha condannato all&#8217;incomprensione reciproca.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso mi spiego perchè sono mesi, forse anni, che non ci capisco più nulla: parliamo la stessa lingua, probabilmente vogliamo tutti le stesse cose, ma non sappiamo come dircelo, non siamo capaci di comprendere, siamo confusi. Naturali, convenzionali, puzze e profumi, complessità e semplicità, cambiamenti e caste, grilli e stelle. Tutto si mischia, tutto ha un senso, ma nessuno può capirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che invenzione questa Babele, che condanna perfetta.</p>
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		<title>Le parole sono appese, come stracci</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 09:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
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		<category><![CDATA[appese]]></category>
		<category><![CDATA[fabio d'uffizi]]></category>
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		<description><![CDATA[Per il sangue che hai perso, il vino pareggia - E. De Luca, Il giorno prima della felicità Scrivere è un&#8217;esigenza, un&#8217;urgenza. Lo fai perché senti che lo devi fare. Chi dice &#8220;lo faccio solo per me stesso&#8221;, mente: non solo a se stesso. Chiaro, guardare in faccia le proprie parole ha potere lenitivo, curativo, positivo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/01/stracci.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-688" title="stracci" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/01/stracci.jpg" alt="" width="528" height="487" /></a>Per il sangue che hai perso, il vino pareggia</em> - E. De Luca, Il giorno prima della felicità</p>
<p style="text-align: justify;">Scrivere è un&#8217;esigenza, un&#8217;urgenza. Lo fai perché senti che lo devi fare. Chi dice &#8220;lo faccio solo per me stesso&#8221;, mente: non solo a se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaro, guardare in faccia le proprie parole ha potere lenitivo, curativo, positivo. Comunque. È uno strappo, è uno scatto bruciante, è un freno di emergenza che sferraglia, è una voglia di raccontare eppure di tacere. Scrivere è un debito, un dovere con te stesso. Vuoi saldare, ma tardi, ripieghi, dilazioni. E il tempo diventa scusa, rimandare diventa abitudine. E poi non paghi più e gli interessi si sono fatti grossi. E c&#8217;è la Crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se scrivi lo fai per dire, per parlare, per provocare nell&#8217;altro un pensiero, una censura, una scintilla. Almeno una smorfia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un amico che disegnava appunti golosi, mi diceva &#8220;fermati finché sei in tempo, oppure non fermarti più&#8221;. Credo di essere in ritardo, in clamoroso ritardo per potermi fermare, l&#8217;istinto continua a battere i tasti, vocale e consonante, parole e assonanze, figure contorte o semplici, che aspettano solo di essere eseguite, che appaiono d&#8217;improvviso al posto del foglio bianco, dopo il cursore, quello che lampeggia, ansimante, impaziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi pensi alla fortuna che hai, che qualche volta riesci a raccontare le fatiche di chi fa il vino, magari fai interessare altre 10 gole ai tuoi stessi sorsi, e che magari la pensano come te, e sono felici, e sei felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma spesso, ormai troppo spesso, i pensieri si sporcano, le bozze si infittiscono, i racconti si interrompono nel mezzo, non finisci mai semplicemente per dover ricominciare. Sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">E le parole restano lassù, appese. Come stracci.</p>
<address style="text-align: justify;"><span style="color: #c0c0c0;">credits <a href="http://www.flickr.com/people/22889088@N00/"><span style="color: #c0c0c0;">morillo</span></a></span></address>
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		<title>Dop Sangiovese di Romagna Sup. – Castrum Castrocari – Marta Valpiani 2009 &#8211; parte seconda</title>
		<link>http://www.uomovivo.it/2013/01/dop-sangiovese-di-romagna-sup-castrum-castrocari-marta-valpiani-2009-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 13:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[romagna]]></category>
		<category><![CDATA[elisa mazzavillani]]></category>
		<category><![CDATA[marta valpiani]]></category>
		<category><![CDATA[sangiovese]]></category>

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		<description><![CDATA[Come da categoriche istruzioni ricevute, eccomi a stappare la seconda boccia del Sangiovese Superiore Castrum Castrocari, il vino di Elisa Mazzavillani. Bell&#8217;idea quella di Elisa: l&#8217;assaggio distante appena sei mesi rivela l&#8217;evoluzione a breve della bottiglia, fattore che ho sperimentato rare e casuali volte. Il bicchiere non è cambiato nel colore, non si è ispessito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/01/DSC00842.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-675" title="DSC00842" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2013/01/DSC00842-1024x768.jpg" alt="" width="620" height="465" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come da categoriche istruzioni ricevute, eccomi a stappare la seconda boccia del Sangiovese Superiore Castrum Castrocari, il vino di Elisa Mazzavillani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uomovivo.it/2012/06/dop-sangiovese-di-romagna-sup-castrum-castrocari-marta-valpiani-2009/">Bell&#8217;idea quella di Elisa</a>: l&#8217;assaggio distante appena sei mesi rivela l&#8217;evoluzione a breve della bottiglia, fattore che ho sperimentato rare e casuali volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bicchiere non è cambiato nel colore, non si è ispessito, piuttosto è nei profumi che i mesi hanno agito con tenacia: più volume, più ampiezza di tutte le componenti fruttose, una educatissima trasparenza di tabacco fine, fresco, un&#8217;evoluzione gentilissima e ancora bellamente futuribile insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze più marcate interessano il sorso, che si fa molto più composto e centrato, fresco e pieno, goloso eppure semplicemente bevibile. Quella nota amara così stonata appena sei mesi fa, si è fatta bella, è diventata chiusura elegante, quasi personale. Il caldo si è placato, l&#8217;equilibrio ha coperto le eccessive morbidezze &#8220;estive&#8221;, il sorso scorre con più efficacia, più stile, più soddisfazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo ha aiutato questo Sangiovese a diventare bello e, con molte probabilità, lo aiuterà ancora.</p>
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		<title>El &#8220;Pepe&#8221; Mujica ovvero un politico</title>
		<link>http://www.uomovivo.it/2012/12/el-pepe-mujica-ovvero-un-politico/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 17:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>Come se la terra non avesse più importanza</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 10:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Più il mio viaggio dentro le cose del vino si allunga, più conosco persone, pezzi di terra e bicchieri da svuotare. E più, questo viaggio, mi inquieta. Più vai avanti, più le curve si fanno strette, spariscono i guard(i)a rail e ogni svolta diventa un respiro corto, trattenuto. Più ascolti le persone del vino, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/12/GIO_7056dettori.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-652" title="GIO_7056dettori" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/12/GIO_7056dettori.jpg" alt="" width="550" height="368" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Più il mio viaggio dentro le cose del vino si allunga, più conosco persone, pezzi di terra e bicchieri da svuotare. E più, questo viaggio, mi inquieta.</p>
<p style="text-align: justify;">Più vai avanti, più le curve si fanno strette, spariscono i guard(i)a rail e ogni svolta diventa un respiro corto, trattenuto. Più ascolti le persone del vino, più ti avvicini a chi la terra la smuove e le mani le usa anche per non tastare i tasti, e più le curve aumentano, il respiro diventa trattenuto, a volte conato. La felicità diventa paura, a volte nausea. Perché viaggiare in questo modo dentro questo mondo vuol dire, come in ogni viaggio, prendere una direzione, una via. Fare una scelta. Vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">La strada che sto percorrendo io è quella delle persone che fanno il vino. Lo fanno con passione, tutte. In pochi ci vivono molto bene, la maggior parte ci vive con dignità, altri rischiano di non viverci. La strada che sto percorrendo io è quella che porta agli agricoltori che allevano vigne, che poi trasformano i grappoli in bottiglie. La mia strada mi porta verso i vignaioli. Ed è la strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché più la percorri, questa carraia scavata da ruote pesanti, spesso troppo pesanti, più parli con le persone che fanno il vino, più qualcosa ti preoccupa, ti spaventa, ti inguaia l&#8217;anima. Come se, proprio tu, dovessi trovare una soluzione, come se esplodesse un&#8217;urgenza di condivisione, una irrazionale e morettiana voglia di strattonare il prossimo e urlargli in faccia &#8220;non è così che deve andare, non hanno ragione tutti, non possono avere ragione tutti. Come fate a non capire? Hanno ragione solamente loro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La strada la percorro, curve, conati, nausea, per poter capire, per poter camminare, per poter trascinare con me le parole di Lino Maga e non essere mai, mai tra quelli che vivono e raccontano di vino &#8220;<em>come se la terra non avesse più importanza</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quello che importa</title>
		<link>http://www.uomovivo.it/2012/11/quello-che-importa/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 09:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[balai]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi, alla fine, quello che importa, che segna, è semplice. L&#8217;azzurro. Il Blu. L&#8217;Isola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/11/balai.jpg"><img class="size-full wp-image-645 aligncenter" title="balai" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/11/balai.jpg" alt="" width="612" height="612" /></a></p>
<p>Poi, alla fine, quello che importa, che segna, è semplice. L&#8217;azzurro. Il Blu. L&#8217;Isola.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Eruzioni sintattiche di fine estate (ovvero della  pericolosa dermatite intellettualoide)</title>
		<link>http://www.uomovivo.it/2012/08/eruzioni-sintattiche/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2012 08:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[sfoghi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Sono giorni nei quali ascolto tanto e scrivo poco, leggo intrecci verbali, polverizzare bytes. Amici, persone che parlano con naturalità di naturale, di agricoltura, di vino, di cucine stellate, di mercato, di futuro. Di tutto. Parlano ma non si ascoltano. A me così pare. Ma, mi chiedo e mi sono chiesto, c&#8217;è in questa terra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/DQWindmill.gif"><img class="alignnone size-large wp-image-628" title="DQWindmill" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/DQWindmill-1024x869.gif" alt="" width="620" height="526" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Sono giorni nei quali ascolto tanto e scrivo poco, leggo intrecci verbali, polverizzare bytes. Amici, persone che parlano con naturalità di naturale, di agricoltura, di vino, di cucine stellate, di mercato, di futuro. Di tutto. Parlano ma non si ascoltano. A me così pare. </span>Ma, mi chiedo e mi sono chiesto, c&#8217;è in questa terra, in quest&#8217;afa afosa, in questo paese scoraggiato, spento, viziato, imbolsito e affamato, ancora qualcuno che ascolta le parole altrui? Per poi, magari, anche cercare di capirle, di comprenderle?</p>
<p style="text-align: justify;">Domada che volge con preoccupante velocità alla retorica più semplice, lo so. Ma io sono fermo qua, sono incagliato, sono in secca. Voglio capire e lo voglio fare in fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, voi, gli altri, tutti, ci ascoltiamo vicendevolmente? Sono certo che ognuno di noi ascolta se stesso, e perlopiù si piace, si convince, è d&#8217;accordo con quasi tutto quello che si (riflessivo) dice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma: le parole degli altri? Esatto, quelle che non ci piacciono, quelle che ci fanno inorridire, quelle che ci fanno riflettere ma che non vogliamo accettare, altrimenti poi &#8230; si deve riflettere. Le parole degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché il rischio, in fondo qualcosa più che un rischio, è quello di ascoltare esclusivamente le persone che usano le tue simili o, ancora peggio, identiche parole. Sentire quello che vuoi sentire: cosa c&#8217;è di più bello e grandioso? Ci combatto da una vita con l&#8217;egoismo intellettuale e intellettivo, con la chiusura, con i gruppi chiusi, con  l&#8217;associazionismo. Ma soprattutto combatto da una vita con chi non ascolta e non vuole ascoltare le parole degli altri. Con chi esclude, per appartenenza o per paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre, mi piace raccontare. Da quando, piccolissimo, mi raccontavo le storie, per giocare, per non essere solo, come tutti i figli unici sanno fare benissimo. Ero carabiniere e ladro, pilota e passeggero, rigorista e portiere. Da più grandicello, le storie, belle storie,  costruite con talento e perizia, le raccontavo agli altri: piccole e grandi bugie, per gioco, per esibizionismo adolescenziale, per un normale percorso di crescita. Ho imparato tanto, ma sempre e soltanto dalle persone che non credevano alle mie storie, perché le ascoltavano davvero e che, per questa ragione, mi esponevano alla responsabilità della verità, invece di fare spallucce e ridere di me appena svoltato l&#8217;angolo. Da queste persone, antipatiche, dure, dirette e corrette, ho imparato che la trasparenza è inevitabile, è naturale. E così, da adulto, ho imparato non solo a raccontare ma a vivere la realtà in un solo modo, con pochi filtri inerti e pochi fronzoli: scelta complicata, che mi è costata tanto e tanto credo mi costerà ancora. Ma è l&#8217;unico modo che so e che ho di raccontare. E vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, anche oggi, anche ora, mi piace raccontare. Però. Quante volte le mie parole vengono ascoltate? E, esercizio ancora più funanbolico, capite? Per chi racconto? Per quale ragione, se poi non vengo ascoltato o compreso?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono fermo qua, sono incagliato, sono in secca. Voglio capire e lo voglio fare in fretta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Faradda è una discesa</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Aug 2012 14:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[candelieri]]></category>
		<category><![CDATA[sassari]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è il giorno della Festha Manna a Sassari, la festa grande. La Faradda di li Candareri è la discesa dei gremi, è il voto che si scioglie per la Madonna che dalla peste ci salvò, è la festa della gente, quella poca che vive ancora il centro storico della città. Ma poi è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_618" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/faradda.jpeg"><img class="size-full wp-image-618  " title="faradda" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/faradda.jpeg" alt="" width="550" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">img wikipedia.org</p></div>
<p style="text-align: justify;">Oggi è il giorno della Festha Manna a Sassari, la festa grande. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Faradda_di_li_candareri">La Faradda di li Candareri</a> è la discesa dei gremi, è il voto che si scioglie per la Madonna che dalla peste ci salvò, è la festa della gente, quella poca che vive ancora il centro storico della città. Ma poi è la festa di tutti i sassaresi, anche di quelli che sono partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesti di fatica e felicità, dove il sacro si sporca di popolo, di battute pesanti, di risate che sguaiano, di birre gelide che finiscono, di fischi per chi amministra la città, di applausi per chi fa ballare i colossi di legno e colore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una festa grande.</p>
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		<title>Riflessioni profondamente estive</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2012 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio_duff</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[profondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono giorni nei quali sono profondamente convinto di non essere capito. Oppure sono giorni nei quali sono profondamente convinto di non essere in grado di farmi capire. Oppure potrebbero essere giorni profondi e caldi, dove tutto ha un significato diverso da quello che appare. O magari questi potrebbero essere giorni profondi e caldi, dove in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/pin_post_1.jpg"><img class="size-full wp-image-610 alignnone" title="pin_post_1" src="http://www.uomovivo.it/wp-content/uploads/2012/08/pin_post_1.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono giorni nei quali sono profondamente convinto di non essere capito. Oppure sono giorni nei quali sono profondamente convinto di non essere in grado di farmi capire. Oppure potrebbero essere giorni profondi e caldi, dove tutto ha un significato diverso da quello che appare. O magari questi potrebbero essere giorni profondi e caldi, dove in realtà tutto è, ma quasi tutto sembra, profondo e caldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono profondamente convinto che tutto abbia un significato: fa caldo.</p>
]]></content:encoded>
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